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Savoiardo in Baviera
di danilele

Monaco di Baviera e dintorni...

Il passero e la fanciulla

Scritto da danilele il 14/08/2009

Un passero intraprendente volava divertito nei pressi di una fanciulla e si rivolse a lei con queste parole:
"Ehi, dolce creatura
che cosa c'é di bello
di cosa fai lettura
nel tuo timido ostello?

La fanciulla sorpesa dal sentire parlare un passero e perlopiù in rima gli disse che lei aveva ben poco da leggere ma che nella casa di fronte abitava uno studioso che di tanto in tanto si affacciava ad ammirare la gente, le case e il mare.
Lui era pieno di libri.

Il passero volò sopra la fanciulla, si posò sulla sua spalla e le disse cortesemente:

"E non ti alletta il genio
se danno non arreca
un libro senza impegno
da quella biblioteca?

-"Certo che vorrei leggere qualcosa ma come ci arrivo lassù? E poi la finisci di cantare in rima? "
-"Facciamo così, io smetto di cantare in rima e faccio un soppravvolo così ti porterò presto notizie."
Pochi secondi sepravano la finestra con la biblioteca e il passero era già entrato. Non una, non due ma più di sette stanze erano piene di libri. Libri antichi e moderni, rilegati e chiusi dietro le ante della biblioteca con la chiave. Il passero tornò nella prima stanza dove si trovava la finestra e si posò sulla scrivania dove stavano fogli sparsi scritti qua e la.
Leggeva veloce ed era di buona memoria ma quasi non si accorse che il legno del pavimento scricchiolava e si apprestava a ritornare nella prima stanza il proprietario.
- "Bene cosa hai visto?"
- "È pieno di libri: sette stanze!"
- "E allora cosa aspetti? Portamene uno!"
- "Come lo scelgo?"
- "Il più leggero. Prendi questo cestino".
Il passero sospira mentre suonano le campane.

Passano pochi minuti e con il cestino nel becco porta alla fanciulla un libro di astronomia.
- "No! Per Diana. Non capisco niente di astronomia, portane un'altro, ti prego!"
- "Ma come faccio a ritornare? Ora si è messo a scrivere i suoi fogli, scrive poesie..."
- "Poesie? Esterrefatta la fanciulla si volta verso la finestra. "Eccolo sta guardando dalla finestra!"
- "Io ho potuto leggere alcune righe..."
- "Presto allora dimmi, di cosa parla?"
- "Parla di me e del mio volo e di te..."
- "Corri vai a prendere quei fogli!"

Il passero ormai stanco cerca di prendere tempo e si lamenta con la fanciulletta:
- "Ora sono stanco e più di tutto ho fame!"
- "Bene, risponde lei, ti darò da mangiare. Ma poi terrai fede alla promessa. Corse in cucina e prese pane
e tre biscotti e sbriciolò anche quelli.
Beccare per fame era il suo mestiere e si rimpinzò la pancia. Quasi non riusciva più ad alzarsi quando la fanciulla lo
intimò a volare.
"- Forza su come promesso. Portami quei fogli e fai in fretta!"
Per fortuna la finestra era libera ed ecco che la fanciulletta, ritornato il passero, poteva leggere l'inchiostro ancora fresco.

- Eccolo! Eccolo, sta per metter fuori la testa!"
- "Presto mettiti al telaio!" dice il passero.
Il sole picchia sulla testa della fanciulletta.
- E tu vola sulla torre!
Il passero appesantito dai biscotti e dal pane si avvia ondeggiando verso le cimase. Ormai quasi tramortito sente:
- Non di là imbecille!! D'in su la torre antica...
- Te possino... comincia ad imprecare. "Proprio lassù in cima devo arrivare?"

Ma comincia a piovere, tutti si riparano, anche la finestra si chiude e il passero raggiunge la fanciulletta.
Piove e piove sempre più forte. Un temporale prima ora una vera e propria tempesta. Che paura!
La natura sembra nascosta e aspetta che la pioggia si calmi, cadono meno gocce sino a che proprio non piove piú.
Si riapre la finestra e la fanciulla urla:
-Tutti ai loro posti!"
Era stata avvertita una gallinella di superare l'aia. E alcune pecore potevano ora belare.
Tutto andava per il meglio quando una donzelletta scende la strada verso la fontana senza prestare attenzione a nulla e si mette a cantare.
- "E chi è quella? dice il passero.
- "È Teresa che torna dai campi. Teresa! Teresa! -Le dice la fanciulla- Torna in cima alla salita, per favore. Scendi di nuovo ma senza cantare".

Dalla finestra non si vede nessuno e il passero scopre che il poeta è andato in bagno
- "Posso scendere? chiede Teresa
- "Aspetta, non ora!"
- "Ma dov'è andato?"
- "È andato in bagno!"
- "Oh santa pazienza! ma quanto devo stari qui con 'sto cestino?"

Eccolo eccolo è tornato!

E chiede al passero:
- "Ha scritto qualcosa?
- "È immobile, si è addormentato!
- "Sembra che speri qualcosa?."
- "No, guarda le stelle!
- "Sì! Sì! infatti qui si parla delle stelle"
- Teresa puoi scendere!"
E si rimisero la fanciulla e il passero alla lettura.

La notte è chiara, la luna splende ma di luce per leggere non ce n'é abbastanza.
- "Prendi una candela" dice il passero alla fanciulla "questa notte ho voglia di leggere"
- "Anch'io, ma quanti fogli! E quanto scrive e come!"
Tornata a sedersi sullo scalino rimette un po' d'ordine e ricominciano a leggere.
Il passero però, appesantito dai biscotti sonnecchia fra le vesti della fanciulla.
- "Presto guarda, si è mosso!"
- "Che fa? Guarda la luna? E che ci trova?"
- Ma leggi qui, citrullo! Non vedi quanto scrive.
- Ma come fai a leggere con questa luce? Andiamo in balcone, almeno li potrai accendere la lampada.
In effetti alla luce della lampada la fanciulla e il passero si dilettavano parecchio. E più di tutto perché scoprivano di essere protagonisti insieme al mare, alle stelle ed alla luna.
- "Guarda, guarda qui! Parla di noi che siamo al balcone e di questa lampada!"
- "E in quest'altra qui parla di te che salivi le scale"- dice il passero
- "Non credo sian le scale. Ma guarda quanto pensa e come punta il cielo. Ma cosa fa? Saluta il cielo?
- "Ascolta -fece il passero- tossisce. Non sembra molto in forze.
- "Forse ha solo paura di morire"
- "E chi non ha paura della morte!" aggiunse il passero
- "Da come hai mangiato sembra che tu abbia paura di morir di fame..."
- "Che c'entra. Non capita spesso di avere biscotti sbriciolati e non dover dividerli con nessuno"
- "Senti fai così. Vai a prendere l'ultimo foglio che ha scritto mentre lui è fissa la luna. Voglio leggere cosa ci vede.
Il passero non era molto entusiasta anche perché col buio tutti eran rientrati in casa, tutto taceva e il più piccolo rumore avrebbe potuto insospettire il poeta. Prese a volare e si mise in disparte ad ammirare la fontana, il balcone, la via in salita sino a dove si trovava Teresa...
- Allora ci sei? dice la fanciulla
Nessuno risponde
- Ehi, passero, dico a te! Muoviti, accidenti. Dove ti sei cacciato?
Il passero allora entrò di corsa da una finestra secondaria e raggiunse la stanza con la scrivania.
Appoggiato alla finestra immobile, il poeta, pareva malfermo. C'era un foglio cominciato e il passero lo prese con il becco. Volò furtivo nella stanza a fianco, era impaurito ma tutto andò bene.
- "Ecco -disse- questo sta scrivendo ora.
- "Ancora della luna. È molto tormentato. A vederlo dalla finestra non sembra affannato."
- "A ben guardare gli affanni che abbiam tutti son ben nascosti"
- "Ma come scrive bene, quasi mi piace saper delle sue pene. E come vere son le sue parole. Cosa darei per essere eterna! Per non morire come tutto muore."
- "Dio ho sentito dire che è eterno"
- "Ma lui non so se crede in Dio"
- "Però crede alla luna!"
- "E se almeno riuscissimo a vivere come se di noi qualcosa rimanesse... Rimarrà di noi qualcosa?
- "Facciam così: viviam come se fosse."
- "Bell'idea - disse la fanciulla- possiamo andar a dormire e sognare che questo poeta diventi qualcuno e che con lui diventiamo eterni anche noi."
- "L'idea mi piace. Solo l'idea mi rende più felice."

La fanciulla prese la lampada, spense il lume e si ritirò in camera. Il passero la seguì vicino al letto.
- "Vedrai qualcosa resterà di noi. Non ne siamo sicuri ma il solo pensarlo rassicura e allieta".

Volò via dalla finestra, superò il balcone e salutò fischiando la finestra aperta dove ancora stava il poeta e vide gli occhi pensierosi seguirne il volo. Occhi di un uomo che così bene riuscivano a osservare ora leggermente umidi nel cuore della notte scura. E salutò per lui la luna senza affanno.


Ultima modifica: 27/11/2010



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